Dimenticate l’immagine del ladro che entra in casa, mette a soqquadro le stanze e arraffa tutto quello trova, secondo Claire Nee, psicologa forense presso l’Università di Portsmouth che ha svolto una ricerca sui comportamenti dei ladri, il loro modo di pensare è in realtà molto simile a quello di un giocatore di scacchi.

L’anno scorso infatti Nee ha intervistato diversi detenuti arrestati per furto, chiedendo loro di descriverle tecniche e comportamenti adottati durante la loro attività illegale, dal momento in cui pianificavano l’intrusione a quello in cui poi si trovavano effettivamente nell’appartamento da svaligiare.

Una volta penetrati in casa i ladri si dirigono verso le camere da letto, anche se si trovano al piano superiore, per poi andare successivamente nella zona giorno. Danno priorità a contanti, carte di credito e quanto di valore possano trovare nel portafoglio, poi si appropriano di oggetti di valore dalle dimensioni ridotte che siano facili da trasportare e, contrariamente a quanto pensiamo, non sono particolarmente attratti da smartphone ed altri dispositivi tecnologici poiché perdono valore dopo soli pochi mesi.

Quello che ha scoperto Nee è che durante il furto i ladri esperti agiscono come guidati da una specie di pilota automatico senza dover preoccuparsi troppo di cercare la refurtiva, di cui conosco la posizione statisticamente più probabile, ma potendo concentrarsi sull’evitare di essere scoperti. Questo automatismo permette loro di non prestare attenzione agli antifurto tradizionali. Se entro i primi venti minuti non è arrivato nessuno, probabilmente non arriverà mai e il suono della sirena non interferirà con la loro attività.

Conoscere questi dettagli sul comportamento statistico dei malintenzionati può aiutare nella scelta di adeguati mezzi di prevenzione, ad esempio una disposizione non comune di stanze, e potrebbe disturbare anche un ladro esperto. Tuttavia quello che scoraggia maggiormente un ladro è la paura di incontrare qualcuno dentro l’abitazione, infatti molto più che il suono di allarme lo metterebbe in agitazione il suono registrato di alcuni passi provenire da un’altra stanza.

Per il resto i consigli della Nee sono quelli più comuni: non lasciare porte e finestre aperte e fingere che in casa ci sia sempre qualcuno, ad esempio lasciando una luce accesa o chiudere la porta parlando a voce alta come vi fosse ancora un famigliare all’interno. Sembrano trucchi dozzinali? A quanto pare sono quelli che funzionano meglio e, come sempre, meglio prevenire.